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Premessa
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e quella Latina
an. 1961
Concilio Ecumenico
Vaticano II
Anni santi
an. 1300
Bonifacio VIII
an. 1470
Paolo II
an. 1975
Paolo VI
Concordati
an. [1122]
Concordato
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Università
an. 1254
Oxford
an. 1303
Avignone
an. 1303
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an. 1343
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an. 1347
Praga
an. 1364
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an. 1365
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an. 1410
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an. 1246
Gran Khan Güyük
an. 1654
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an. 1693
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 Artisti
an. [1517-1518 e
il 1520 circa]
Raffaello da Urbino e Antonio da Sangallo
an. 1535
Michelangelo e
la Cappella Sistina
an. [1550]
Michelangelo e
la Fabbica
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an. 1551
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an. 1821
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 Letterati
an. 1263
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an. 1836
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an. 1770
Mozart
an. 1866
Gioacchino Rossini
 Politici ed
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an. 1054
Gisulfo II
an. 1532
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an. 1597
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an. 1223
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an. 1469
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an. 1563
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an. [1577]
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an. 1623
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Giovanni II Comneno
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Liber diurnus Romanorum Pontificum
I sigilli
an. 1355
Carlo IV,
imperatore
an. 1556-1598
Filippo II,
re di Spagna

 
 

BOLLA «HUMANAE SALUTIS» DI GIOVANNI XXIII
PER LA CONVOCAZIONE DEL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II

Vaticano, 1961 dicembre 25


    Fascicolo pergamenaceo, mm. 400x285, ff. 9, rilegato in pergamena; sulla copertina: Concilium Oecumenicum Vaticanum II indicitur. Il documento «in forma libelli» reca la bolla di piombo appesa al filo di seta, color bianco e giallo, di dimensioni notevolmente più modeste che in precedenza (Ø mm 35).
  ASV, Instr. Misc., 7934, ff. 1v‑2r

   Non v’è dubbio che uno degli eventi che maggiormente ha inciso ed incide sulla vita della Chiesa del Novecento sia stato il Concilio Vaticano II (1961‑1965) con cui quasi si identifica il pontificato di Giovanni XXIII. A differenza dei precedenti concili, radunati per far fronte a necessità improrogabili per la vita della Chiesa (scismi, eresie, deviazioni, ecc.), il concilio voluto coraggiosamente da papa Roncalli nasceva dalla sua stessa concezione della Chiesa quale realtà viva e in divenire, segno profetico nel mondo. Nella visione ecclesiologica del «papa buono», già dagli anni del suo episcopato, si andava affacciando l’urgenza di ricondurre la Chiesa del nostro tempo alla purezza evangelica, per far uscire il cattolicesimo, anzi l’intero cristianesimo (da qui la convocazione a Roma e al concilio di «osservatori» laici e rappresentanti delle Chiese cristiane separate), con un impegno ed uno sforzo comune, da una lunga stagione storica che appariva al profetico papa Roncalli ormai conclusa e priva di avvenire. Gradualmente Giovanni XXIII giunse al progetto di un concilio ecumenico, certamente inatteso e non del tutto gradito alla stessa curia romana, sembrando a taluni impresa disperata o rischiosa, ma che la robusta fede del papa riuscì a rendere possibile e fecondo.

   Nel proemio della stessa bolla di convocazione è espressa la matrice teologica della profezia giovannea, la forte fede nella presenza di Cristo nella sua Chiesa e l’ottimismo evangelico del papa (parte destra, dalla quinta riga: Humanae salutis reparator Christus Iesus, qui, antequam in caelum ascenderet a se electis Apostolis mandatum dedit, ut Evangelii lumen gentibus universis inferrent, iisdem pariter, ut credito ipsis muneri auctoritatem et firmamentum adderet, illud   prolixe  pollicitus est: «Ecce ego vobiscum sum omnibus diebus usque ad consummationem saeculi»). La bolla reca la rota, la sottoscrizione autografa del pontefice (Ego Ioannes Catholicae Ecclesiae episcopus) e le firme di 62 cardinali, fra le quali quella del cardinal Montini, successore di papa Giovanni (ff. 6r‑9v).

   Nella parte sinistra del documento alcune decorazioni didascaliche: entro un rettangolo ripartito a riquadri, rami d’ulivo, di grano e viticci, i simboli dei quattro evangelisti ai lati, lo stemma del papa al centro. Attorno al disegno, a partire dal margine sinistro esterno, i nomi dei precedenti concili ecumenici.

 
 

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